giovedì 20 marzo 2014

Calendula officinalis

di Giuseppe Annunziata

La Calendula è una pianta officinale molto utilizzata in diversi rami della Medicina naturale, tra cui Fitoterapia ed Omeopatia. Si presenta con infiorescenze  di colore giallo arancio, molto appariscenti e dal profumo molto gradevole e particolare. 
Curiositàgli Egizi consideravano la Calendula una pianta capace di far ringiovanire. Gli Indù ne ornavano i templi. Persiani e Greci ne utilizzavano i petali per decorare i cibi. La tradizione vuole che, se al mattino i fiori di Calendula rimangono chiusi, molto probabilmente pioverà!

martedì 18 marzo 2014

II tessuto adiposo bruno: arma contro l'obesità

di Dominic Salamone
Il caldo favorisce lo sviluppo dell'obesità e del diabete: questa è una teoria formulata da ricercatori guidata da Salvatore Cinti dell'università di Ancona.  Nel corpo umano esistono 2 tipi di tessuti adiposo: bianco e bruno.
Il tessuto adiposo è una varietà di tessuto connettivo che ha funzioni trofiche e meccaniche. Nell'uomo, forma uno strato quasi continuo sotto la pelle, soggetto a variazioni quantitative in rapporto, età, sesso e ai fattori costituzionali. Nelle donne il pannicolo è più sviluppato che nel maschio. E' presente negli interstizi dei vari organi e in alcune regioni (Guance, logge renali, orbite) costituisce accumuli ben delimitati, che hanno importanza nel plasmare la forma della regione o nella protezione dei vari organi. 
E' costituito da adipociti, cellule vescicolese  nelle quali il tuo citoplasma è ridotto a un esile velo, che racchiude un nucleo di forma appiattita, e forma una goccia di grasso. Gli adipociti sono deputati alla lipogenesi (formazioni e immagazzinamento dei trigliceridi) e la lipolisi. La lipogenesi ha luogo dai lipidi circolanti e dal glucosio, la cui utilizzazione è favorita dall'insulina. La lipolisi, scissione dei trigliceridi in acidi grassi liberi e glicerolo ( che vengono immessi in circolo) è favorita da ormoni steroidei , dalle cotacolamine, dal somatotropo e ostacolata dall'insulina. trabecole assai fine di tessitura fascicolare suddividono il tessuto adiposo in lobi e lobuli. Fra i suoi costituenti chimici prevalgono agli esteri triglicerici degli acidi oleico, stearico, palmitico e margarico. 

Abbuffate compulsive, disturbo da alimentazione incontrollata

di Vincenzo Catapano

Al giorno d' oggi i disturbi del comportamento alimentare sono sempre più diffusi e più studiati. Uno dei più frequenti è il "disturbo da alimentazione incontrollata" conosciuto anche con la sigla "BED", Binge Eating Disorder.

Il BED può presentare similiarità con la bulimia, in quanto conduce il soggetto a un incontrollabile voglia di mangiare e quindi un eccessiva ingestione di qualsiasi alimento, senza presentare però comportamenti quali vomito e altri, per non metabolizzare il cibo assunto; inoltre si tende ad avere una consapevolezza del proprio peso, non si ha l' ossessione di voler essere magri, l' impulso istintivo, incontrollato, dell' abboffata vorace supera il piacere di vedersi belli e in salute, con una seguente sofferenza psicologica legata al proprio corpo.
Il disturbo da alimentazione incontrollata stimola, quindi, la persona a fare grandi abbuffate, dolci o salate, anche in momenti in cui non si ha fame, perdendo così il controllo della fame e della sazietà, si ha la sensazione di bisogno sfrenato di cibo, nonostante si sia coscienti di aver superato il limite.
Questo disturbo nasce solitamente in soggetti emotivi, spesso depressi, con il bisogno di compensare con il cibo i propri problemi personali.
Secondo studi recenti questa patologia colpisce più facilmente le donne che gli uomini, con un rapporto di 3 a 2, ed è molto frequente tra gli adolescenti, che per calmare le proprie ansie, si sfogano col cibo.
L' impulso irrefrenabile porta poi a gravi ripercussioni sulla salute, quali coliche addominali, malassorbimento e irritazione gastrointestinale. Inoltre questa patologia è associata al problema dell' obesità, in quanto il disturbo da alimentazione incontrollata prolungata nel tempo e non curata può portare all' obesità, e gli impulsi istintivi e irrefrenabili di questa patologia portano la persona obesa a gravare sui propri sintomi.
Il modo migliore per risolvere questo disturbo è un intervento multi-terapeutico, trattando così il lato psicologico e quello fisico, la terapia psicologica per aiutare l' individuo ad accettare il proprio disturbo, alleviare le proprie preoccupazioni e recuperare la sicurezza di se, e la dieta per bilanciare l' equilibrio metabolico e mettersi in forma e in salute.

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domenica 16 marzo 2014

Pesce amico della salute, soprattutto in età adulta

di Giuseppe Annunziata

Si tratta di un'ansa di qualche giorno fa, ma più che una notizia, risuona come l'ennesima conferma di un risaputo concetto alimentare... che, però, ancora molti ignorano.
Secondo uno studio giapponese del National Institute of Health and Nutrition, mangiare quantità adeguate di pesce, soprattutto in età avanzata, riduce di circa il 40% il rischio di sviluppare patologie di tipo fisico o mentale. L'attività protettiva sarebbe da attribuire tanto ad una classe di proteine animali capaci di rinforzare la muscolatura e proteggere dalle fratture, quanto ai ben noti omega-3, che concorrono nella buona gestione delle patologie geriatriche, quali demenza senile o artrite. Il potere benefico di questi componenti biochimici del pesce è conclamato su tutta la popolazione, ma con l'avanzare dell'età ne diventa più difficoltoso l'assorbimento, da qui la necessità di assumerne in maggiori quantità, scegliendo il pesce come cena per più repliche in una settimana.

Fonte: ansa.it/saluteebenessere
Fonte foto: web

giovedì 13 marzo 2014

La carne alla brace aumenta il rischio di cancro

di Giuseppe Annunziata

E' proprio così, la carne cotta alla brace aumenta di circa il 70% il rischio di sviluppare cancro al colon retto. La notizia, ormai nota dagli anni '80, è stata di recente diffusa dal giornalista scientifico Mario Pappagallo, coautore del celeberrimo oncologo Umberto Veronesi nella pubblicazione del libro "Verso la scelta vegetariana"

"La carne cotta alla brace aumenta il rischio dicancro al colon retto del 70 per cento. Il secondo dato scientifico è che il grasso animale aumenta dell'30 per cento il rischio di tumore al seno. Questo però" spiega Pappagallo "non vuol dire che la carne fa venire il cancro ma che bisogna ridurne il consumo. Però in Italia paradossalmente, nonostante i dettami della dieta mediterranea, consumiamo circa 800 grammi pro capite alla settimana quando è stabilito dai nutrizionisti che il massimo indicato è sui 450. È ormai risaputo che un'alimentazione ricca di frutta e verdure eviterebbe nel 20-33% dei casi un tumore al polmone, nel 66-75% un carcinoma gastrico, nel 33-50% un tumore al seno, nel 66-75% un tumore del colon e del retto."

Fonte: web
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mercoledì 12 marzo 2014

L'alimentazione per contrastare la forfora

di Dominic Salamone

La forfora o pitiriasi è un disturbo, assai comune, in cui il cuoio capelluto si presenta ricoperto da una desquamazione biancastra. Queste piccole scagliette, secche e perlate, altro non sono che residui di cellule morte, il cui ricambio avviene più rapidamente del normale. Questo eccessivo sfaldamento è accompagnato da prurito e un fastidioso "effetto neve", accentuato dalla pettinatura e dallo sfregamento dell'epidermide.
La forfora è un problema tipicamente maschile; i maschi producono una maggior quantità di sebo, probabilmente a causa dei più elevati livelli di androgeni, anche se  con minor frequenza e intensità colpisce anche le donne.

Le cause possono essere diverse: come cattiva alimentazione, stress, una naturale tendenza alla secchezza del cuoio capelluto, l'eccessiva produzione del sebo o lavaggi troppo frequenti, o troppo diradati, con prodotti non idonei alle loro caratteristiche. In molti casi, il vero colpevole è un fungo, la Malessezia Furfur, (detto anche Pityrospum) che vive nel cuoio capelluto della maggior parte delle persone senza dar fastidio. I problemi si manifestano non appena le colonie si fanno troppe numerose, e nutrendosi di sebo che lo scompongono in acidi grassi irritabili accelerando il ricambio cellulare.

L'alimentazione per combattere la forfora deve essere sana ed equilibrata e deve contenere tutti i nutrienti di cui hanno bisogno il cuoio capelluto e capelli per mantenersi in vita. E' consigliabile consumare legumi e tanta frutta e verdura di stagione, che sono ricchi di vitamine e minerali.E', inoltre, opportuno limitare il cibo ricchi  di grassi, per esempio salumi,fritture, panna, piatti pronti o formaggi non magri. I cereali integrali sono da preferire rispetto a quelli raffinati. Il miele e lo zucchero integrale di canna sono più indicati dello zucchero bianco. Per prevenire e combattere la forfora è consigliabile, inoltre, limitare il consumo di alcolici, caffè, tè nero. Va bene il tè verde che è ricco di antiossidanti.
Talvolta i disturbi di capelli e cuoio capelluto sono dovuti da apporti non adeguati  di ferro. E' consigliabile, quindi, controllare i valori di ferro e sangue e, in caso di carenza o di eccesso, seguire un'alimentazione che aiuti a riequilibrarne i livelli, ovviamente sotto controllo di uno specialista.
Consumare semi germogliati, che sono ricchi di enzimi digestivi, costituisce  un ulteriore sostegno per combattere la forfora attraverso l'alimentazione.

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Iperuricemia, un fattore di rischio emergente

a cura del Dott. Andrea Deledda

L'acido urico (UA) è un metabolita delle basi puriniche, che sono una componente fondamentale degli acidi nucleici (DNA e RNA) e quindi delle cellule.
Quando l'acido urico nel sangue è alto (iperuricemia), rappresenta un fattore di rischio per la gotta e per i calcoli renali (di urato), ma anche, come recentemente evidenziato, per la sindrome metabolica e quindi le malattie cardiovascolari e renali.
L'uomo, come altri primati, non possiede l'enzima uricasi, e per questo ha livelli più alti di acido urico rispetto agli altri mammiferi, fino a 10 volte. L'omeostasi di questa molecola è regolata da diversi fattori: produzione epatica da una parte e flusso plasmatico e filtrazione glomerulare dall'altro. L'intestino espelle dal 25 al 35% dell'acido urico.
Nel rene l'acido urico viene filtrato, secreto e poi riassorbito per il 90%. Il riassorbimento viene ridotto da altri acidi organici che competono per lo stesso trasportatore, come ossalato, lattato e corpi chetonici. Sia le diete a basso contenuto di carboidrati (chetogeniche) che l'insufficienza renale alzano i livelli di uricemia, così anche condizioni di deplezione cellulare, come leucemia o leucocitosi.
Sorprendentemente, l'acido urico è responsabile per 2/3 della funzione antiossidante totale nel plasma, ma questo solo in presenza di vitamina C, e alcuni studiosi ritengono l'innalzamento transitorio un fattore protettivo; nell'ambiente intracellulare l'UA è invece responsabile di una risposta flogistica, e col suo effetto proinfiammatorio e proossidante aumenta il rilascio di IL-1, IL-6 e TNF-α, favorendo il catabolismo muscolare.