domenica 10 agosto 2014

Caffè, pro e contro

di Andrea De Simone

La tazzina di caffè.. Elemento immancabile alla fine di ogni pasto principale di ogni italiano che si rispetti. La tradizione è antica, cosi come la bevanda in questione, essa deriva dalla macinazione di semi di un gruppo specifico di piante (angiosperme, le Rubiaceae).
Molteplici sono le varianti, quattro le principali : Robusta , Arabica, Excelsa e Liberica ..Vi sono anche delle tipologie secondarie ma comunque diffuse, come Mauritiana o Racemosa ad esempio. Ognuna di questa, darà un particolare e diverso sapore al nostro amato caffè.
I principali Paesi che hanno una grande produzione di caffè sono principalmente quelli dell' America Meridionale, Africa (soprattutto del Sud) , India e tutto il Sud Est Asiatico.

Questa pianta ha numerose proprietà benefiche, che potrebbero tranquillamente renderla un alimento con ottime caratteristiche nutrizionali rispetto a molti altri.. Tuttavia, l'eccesso di caffè, provoca la completa reversione di tutto ciò che ha di positivo, nonchè altre potenziali conseguenze negative.
Vediamo insieme quali.

TOP Ferro: Spinaci? Sciocchezze!

di Andrea De Simone

Il ferro, preziosissimo elemento per il nostro organismo, svolge numerose ed importanti funzioni. Basti pensare alla basilare respirazione cellulare, duplicazione, nonché l'importantissima produzione di emoglobina che distribuisce l'ossigeno ai nostri tessuti, permettendo letteralmente una migliore funzionalità del nostro corpo (a breve sarà pubblicato un articolo inerente alle funzioni del ferro, ed altri oligominerali).

Alla domanda piuttosto frequente "Sono carente in ferro" (per anemie, cicli mestruali ed altri fattori) si sente ancor più spesso la classica risposta "..mangia spinaci!" Mai nulla di più sbagliato. Vediamo insieme perché

giovedì 7 agosto 2014

La bioimpedenziometria per la valutazione della composizione corporea

di Giuseppe Annunziata

Tra le varie metodiche utilizzate dai nutrizionisti per la valutazione dello stato nutrizionale, una delle più precise e veloci è la bioimpedenziometria (BIA). Si tratta di un metodo non invasivo per determinare la composizione corporea, valutando la resistenza che il corpo oppone al passaggio di una corrente elettrica alternata, basse frequenze (< 5kHz) o alte frequenze (50 kHz). Ovviamente, la corrente, iniettata mediante l’applicazione di elettrodi sul dorso di mano e piede, non è dolorosa né percettibile. Tale corrente, attraversando le strutture corporee, subirà un calo di intensità, il cui segnale viene trasmesso ad un trasduttore collegato ad un computer che raccoglie i dati convertendoli in misure corporee.

mercoledì 6 agosto 2014

Longevità, salute, prestazioni fisiche e mentali e ormesi

del Dott. Emanuele Giordano

Componenti cruciali del meccanismo omeodinamico. 

Si intende per omeodinamica la capacità intrinseca dei sistemi viventi di reagire, opporsi e adattarsi a fonti esogene ed endogene di perturbazione. Queste componenti cruciali sono: 

  1. riparazione del DNA
  2. degradazione delle proteine, riparazione, sintesi proteica ottimale
  3. riduzione della velocità di fuga dei radicali liberi
  4. reazione allo stress
  5. detossificazione
  6. immunità, rimarginazione ferita e termoregolazione. 

E' stato ipotizzato che quando si espongono le cellule e gli organismi a brevi e controllati periodi di stress, in modo da incrementare l'espressione genetica deputata alla risposta allo stress e si stimolano i processi di riparazione e mantenimento, ciò che si dovrebbe poter osservare è un accresciuto effetto anti-invecchiamento (o invecchiamento sano e in salute) e un mantenimento e anche miglioramento delle performance mentali e fisiche, con effetti sulla longevità e la qualità della vita. Questo tipo di fenomeno, che dipende da piccole risposte stimolatorie a basso dosaggio di condizioni altrimenti dannose, migliorano la salute e prolungano la vita, ed è noto come "ormesi". 
Tra gli stress moderati, quelli che sono maggiormente oggetto di studi osservazionali e di indagine biochimica, metabolica e di espressione genica, quelli che ritardano l'invecchiamento e favoriscono la longevità, figurano: lo shock termico, l'irradiazione, i metalli pesanti, i pro-ossidanti, l'acetaldeide, gli alcoli, l'ipergravità, l'esercizio fisico, la restrizione calorica e le varie forme di digiuno.

fonte immagine: web

Il Dott. Emanuele Giordano si occupa di modelli matematici nelle neuroscienze



martedì 5 agosto 2014

Acetil-CoA carbossilasi, un possibile bersaglio contro l'obesità

di Giuseppe Annunziata

L'Acetil-CoA carbossilasi (o ACC) è un'enzima implicato nel metabolismo dei lipidi che catalizza la reazione di sintesi del malonil-CoA, composto con due importanti funzioni:

  1. intermedio obbligato della sintesi degli acidi grassi
  2. inibitore della carnitina palmitoiltransferasi I, fondamentale nell'ossidazione degli acidi grassi
L'ACC è presente, nel nostro organismo in due isoforme, codificate da enzimi differenti:
  • ACC1 - nel fegato e nel tessuto adiposo
  • ACC2 - nel muscolo cardiaco ed in quello scheletrico
L'ACC2 viene stimolato da elevate concentrazioni di glucosio ed insulina; la sua attività, invece, è inibita dall'esercizio fisico.
Alcuni studi hanno dimostrato una correlazione tra l'attività di ACC2 e la perdita o acquisto di peso. I ricercatori hanno creato e fatto crescere un ceppo di topi difettivo per il gene che codifica per ACC2. Dall'osservazione di questa popolazione si è evinto come gli animali mutati, pur mantenendo un introito calorico superiore rispetto a quello dei corrispondenti selvatici, presentavano un minore accumulo di lipidi a livello dei muscoli scheletrico e cardiaco, ma anche a livello epatico e del tessuto adiposo dove, peraltro, era ancora espressa la suddetta proteina enzimatica nella isoforma 1. I topi, inoltre, non mostravano altre anomalie od alterazioni organiche, crescendo e riproducendosi in maniera del tutto normale.
Da questi dati, i ricercatori conclusero che con i ridotti livelli di malonil-CoA, dovuti alla mancata espressione di ACC2, si riduceva notevolmente l'inibizione della carnitina palmitoiltransferasi I, con conseguente aumento della beta-ossidazione e diminuzione della sintesi di acidi grassi.

Stando a questi studi, quindi, l'ACC2 si prospetta come interessante bersaglio dell'attività di futuri farmaci anti-obesità.

fonte: Campbell/Farrell - "Biochimica" - EdiSES
fonte immagine: web

lunedì 4 agosto 2014

Psicologia alimentare, quando mangiare non è più nutrirsi

di Giuseppe Annunziata

Quello che prima era un binomio quasi obbligatorio (alimentazione - nutrizione), oggi sembra sempre lontano dall'immaginario collettivo. Per dirla in soldoni, oggigiorno non ci si alimenta più per necessità, ma si tende a consumare cibi ricercati per appagare i più improbabili desideri del palato o per soddisfare i più reconditi bisogni psicologici. Network e media, poi, non aiutano di certo: tempeste di programmi televisivi culinari offrono allo spettatore succulente preparazioni che, per così dire, si lasciano mangiare con gli occhi. Il reale problema, però, risiede nell'aspetto psicologico della cosa: l'input dato al telespettatore induce ad un consumo smodato del cibo, anche quando le necessità fisiologiche non lo richiedano. Con tutta una serie di conseguenze negative che, sovente, sfociano nel drammatico: in una società come la nostra, dove negli ultimi 35 anni l'obesità è aumentata del 100% (dati dell'OMS), lanciare come messaggio il consumo di cibi raffinati e complessi, può solo peggiorare la situazione. Uno studio britannico, pubblicato sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, ha evidenziato l'associazione tra alimentazione e società, sottolineando come lo stile dietetico di un individuo possa essere fortemente influenzato da quello di amici, parenti o chiunque lo circondi.

venerdì 1 agosto 2014

Celiachia, incidenza aumentata di 5 volte

di Giuseppe Annunziata

L'incidenza della celiachia è aumentata di 5 volte, principalmente nei bambini. A dichiararlo è The New Epidemiology of Celiac Disease, studio epidemiologico italiano, pubblicato su Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, dal quale si evince come negli ultimi 25 anni l'incidenza del morbo sia aumentata con l'andamento sopracitato.Va, tuttavia, sottolineato che i dati di tali studi epidemiologici tengono conto, esclusivamente, del numero di pazienti celiaci clinicamente diagnosticati o rilevati mediante screening sierologici escludendo, invece, quelli non diagnosticati. "Il rapporto tra casi diagnosticati e non diagnosticati infatti è ancora di 1:3-1:5" precisa il Prof. Alessio Fasano, Direttore del Centro per la Ricerca sulla Celiachia (CFRC) dell'Università di Boston e membro del Dr.Schär Institute "e per questo motivo sarebbe opportuno uno screening sempre più attento dei soggetti potenzialmente a rischio. Dovrebbero essere quindi sempre testati, i parenti di primo grado di pazienti celiaci, i soggetti colpiti da altre malattie autoimmuni, le persone con sindrome dell'intestino irritabile o con una sintomatologia che potrebbe suggerire la presenza di celiachia".

Diviene, pertanto, fondamentale attuare campagne di sensibilizzazione nei riguardi di questa patologia che, per anni, può svilupparsi silente e manifestarsi improvvisamente con drammatiche conseguenze.

A tal proposito, lo Staff di "SDeCA - Scienza, Dieta e Corretta Alimentazione" si vede impegnato in una forma di collaborazione a sostegno della "A.E.S.E.F. Associazione Europea Studenti&Friends", organizzatrice di una due giorni seminariale sul tema celiachia, che si terrà nel prossimo autunno, nell'ambito di un progetto patrocinato e finanziato dall'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Maggiori informazioni ed aggiornamenti sull'evento saranno comunicati su questo portale.

PER ULTERIORI APPROFONDIMENTI SUL MORBO CELIACO SI RIMANDA ALL'ARTICOLO DI Vincenzo Catapano "Celiachia, cosa mangiare e cosa evitare"

fote: ansa.it/saluteebenessere
fonte immagine: web