martedì 24 settembre 2013

Parliamo di diabete

di Giuseppe Annunziata

Il diabete mellito è una sindrome eterogenea caratterizzata da iperglicemia cronica, deficit relativo o assoluto della secrezione di insulina e/o della sua azione, alterato metabolismo glucidico, lipidico e proteico.
In questo quadro generale, ricopre un ruolo fondamentale l'insulina, responsabile del controllo omeostatico della glicemia. L'insulina, prodotta e secreta dalle cellule beta del pancreas è, di fatto, l'unico ormone ipoglicemizzante, a fronte dei numerosi ormoni iperglicemizzanti (glucagone, catecolamine, cortisolo, GH), responsabili dell'aumento dei livelli di glucosio nel sangue, rilasciato dal fegato nelle fasi di digiuno.
I livelli di glicemia, sia per attività degli ormoni che ne controllano l'omeostasi, sia per implicazione dell'alimentazione, non sono costanti, ma tendono a variare. Nella fase immediatamente successiva al pasto, si ha un aumento della concentrazione di glucosio nel sangue, noto come iperglicemia post-prandiale che, però, rimane transitoria e tende ad essere compensata in un arco temporale di circa due ore. Quando i meccanismi fisiologici sono alterati, viene compromesso tale controllo, pertanto, le suddette iperglicemie transitorie divengono condizione cronica e, dunque, definite iperglicemie post-prandiali protratte nel tempo. Simile situazione rappresenta il primo campanello dall'allarme per una possibile insorgenza di diabete.


VARIAZIONI DEI VALORI DI GLICEMIA
A digiuno (8 ore)
70-110 mg/dl
Fase post-prandiale
< 140 mg/dl

Come accorgersi di un'alterazione nel metabolismo glucidico?
Tra i markers più utilizzati vi sono:
  • glicemia: osservazione delle variazioni fisiologiche dei livelli di glucosio nel sangue
  • glicosuria: presenza di glucosio nelle urine; di solito si tratta di una condizione patologica dovuta ad un superamento della soglia di riassorbimento renale del glucosio (circa 180 mg/dl). Se i valori di glicosuria sono elevati, si determina un aumento del volume urinario, definito poliuria (diuresi superiore a circa 2500 cc/24 h)
  • emoglobina glicosilata (HbA1c): frazione dell'emoglobina capace di legare il glucosio; è molto utilizzata come marker dei valori medi di glicemia nelle ultime settimane.
Tra gli esami diagnostici da effettuare per la diagnosi del diabete vi sono il prelievo di sangue venoso, urinocoltura delle 24 ore, test di curva da carico orale con glucosio 75 g (detto anche GTT o "curva glicemica", consiste nella somministrazione di glucosio con misurazione della glicemia ogni 30 minuti per 2 ore).

Diabete di tipo 1 o tipo 2?
Spesso, quando si parla di diabete, si tende a confondere le due tipologie della patologia sottoscrivendole sotto il medesimo nome che hanno in comune. In realtà, però, benché l'aspetto generale sia il medesimo, vi sono sostanziali differenze tra i due tipi di diabete.

DIABETE DI TIPO 1 - E' una patologia tipicamente autoimmune, caratterizzata da un'infiltrazione linfocitaria (da parte di linfociti T) a livello delle isole del Langerhans con conseguente distruzione delle cellule beta pancreatiche. L'autoimmunità di questa forma di diabete induce la produzione di specifici anticorpi che precedono l'insorgenza della patologia e ne confermano la patogenesi. Si tratta di anticorpi anti-isole pancreatica (ICA), anti-insulina (IAA), anti-glutammico decarbossilasi, anti-proinsulina. Il diabete di tipo 1 è, essenzialmente, una patologia dell'età evolutiva che coinvolge perlopiù bambini ed adolescenti; i soggetti si presentano tipicamente magri. L'esordio della patologia può essere subacuto (con poliurodipsia e dimagrimento) o acuto (con cheto-acidosi). I fattori di rischio sono legati alla componente genetica: aplotipo HLA (tipo II, in particolare DR3/4) o familiarità positiva (5-15%). Essendo, questo tipo di diabete, caratterizzato da un danno pancreatico, la conseguenza primaria della patologia sarà, certamente, una inefficiente produzione di insulina.Tale carenza insulinica rende le cellule (in particolare quelle adipose e muscolari) incapaci di utilizzare il glucosio come fonte energetica, il ché determina due conseguenze principali: iperglicemia ed utilizzo di fonti alternative di energia, quali riserve lipidiche o proteiche con relativa perdita di massa grassa e muscolare (dimagrimento) e rischio chetosi. Il trattamento di questa forma di diabete prevede la somministrazione di insulina mediante iniezione sottocutanea.

DIABETE DI TIPO 2 - Anche conosciuto come diabete alimentare  è caratterizzato da iperglicemia legata non ad un reale danno pancreatico, bensì ad un'alterazione dei normali meccanismi fisiologici di secrezione dell'insulina, che rappresenta la principale causa di insulino-resistenza. L'insulino-resistenza è definita come l'incapacità di determinati livelli di insulina di indurre una adeguata utilizzazione del glucosio in periferia e di sopprimerne adeguatamente la sintesi epatica. A differenza del diabete di tipo 1, in quello di tipo 2 i soggetti affetti si presentano perlopiù obesi. I fattori di rischio sono: familiarità positiva (ereditarietà multigenica), età, obesità, stile di vita (alimentazione scorretta e sedentarietà). Il trattamento di questa forma di diabete prevede, innanzitutto, un miglioramento dello stile di vita, abbandonando la sedentarietà ed introducendo adeguata attività fisica; accanto a questo va, sicuramente, prescritta una corretta dietoterapia e, nei casi limite, trattamento farmacologico con sulfoniluree (molecole farmacologiche che stimolano il rilascio di insulina, pertanto non sono utili nel caso di diabete di tipo 1 poiché caratterizzato da mancata sintesi dello stesso ormone).

Obesità e diabete
L'obesità è un importante fattore di rischio per numerose patologie metaboliche, tra cui lo stesso diabete. Nella fattispecie, quella principalmente implicata, è l'obesità viscerale ed ipertrofica (entrambe collegate all'insorgenza della sindrome metabolica). Tale tipologia di obesità è resistente all'effetto anti-lipolitico dell'insulina, pertanto si ha un'aumentata produzione di acidi grassi liberi e si genera insulino-resistenza a livello epatico e muscolare.
Il tessuto adiposo non è da considerare una mera riserva di grasso, ma come un vero e proprio organo endocrino: le cellule adipose, infatti, sono in grado di produrre svariate molecole segnale che inducono insulino-resistenza (leptina, TNF-alfa, resistina, interleuchina-6), il ché spiegherebbe la correlazione che intercorre tra obesità e diabete di tipo 2.

Conseguenze e complicanze del diabete
Le conseguenze del diabete non trattato possono essere varie, micro e macrovascolari, e fortemente invalidanti. Tra queste:
  • Microangiopatia diabetica: ridotta troficità tissutale con alterazioni specifiche del microcircolo che causa retinopatia, nefropatia e neuropatia diabetica.
  • Macroangiopatia diabetica: ateromatosi precoce e diffusa che porta a complicanze cardiovascolari.
  • Piede diabetico: ulcerazione a livello delle estremità degli arti inferiori causate neuropatia periferica e danno vascolare arterioso
Altre complicanze si possono avere anche in caso di diabete trattato (con insulina o con farmaci antidiabetici orali). La principale fra queste è l'ipoglicemia. Definita da glicemia plasmatica < 70 mg/dl, l'ipoglicemia può essere causata essenzialmente da un aumento inadeguato della concentrazione di insulina plasmatica o da insufficiente apporto glucidico. Per i diabetici in trattamento, infatti, è necessario ben ponderare il fabbisogno di carboidrati. E' stato dimostrato che una dieta ricca in carboidrati complessi e fibre vegetali è efficace nel controllo dei livelli di glicemia e colesterolo. L'apporto giornaliero di carboidrati dovrebbe essere compreso tra il 45 ed il 60% delle calorie totali, e di questi: l'80-85% amidi (pasta integrale o legumi ed in seconda battuta riso e pane meno ricchi di fibre); 15-20% zuccheri semplici (frutta, latte, fruttosio). Così come nel caso contrario, anche l'ipoglicemia può avere dannose conseguenze:
  • neuroglicopenia: riduzione della concentrazione di glucosio a livello neuronale che causa alterazioni delle funzioni cognitive, ansia, agitazione e, nelle forme più gravi, confusione, convulsioni e coma;
  • attivazione del Sistema Nervoso Simpatico: verificarsi delle cosiddette "manifestazioni adrenergiche" (fame, sudorazione, tremore, tachicardia).
In caso di ipoglicemia, il ristabilirsi dei normali valori di glicemia è sotto il controllo degli ormoni iperglicemizzanti.

Tabella riassuntiva Diabete di tipo 1 e Diabete di tipo 2

DIABETE DI TIPO 1
DIABETE DI TIPO 2
ETA’ DI ESORDIO
< 30 anni
> 30 anni
SOVRAPPESO
NO
SI
CORPI CHETONICI
SI
NO
LEGAME GENETICO
Forte
Molto forte
MALATTIA AUTOIMMUNE
SI
NO
TRATTAMENTO
Insulina
Dieta e/o antidiabetici e/o insulina
Dopo questa lunga trattazione sulle due principali forme di diabete, è giusto ricordare che ve ne sono altre, meno frequenti, ma pur sempre degne di nota, quali diabete secondario, diabete gestazionale e quello dovuto a difetti genetici.

(fonte immagini: web)

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